Una delle pagine più tristi della storia degli Indiani Americani è “Il Cammino delle Lacrime” una crudele e inumana deportazione. Questo vergognoso viaggio iniziò nell’inverno del 1831 e continuò fino al 1840 circa nel quale cinque nazioni, che occupavano l’area sub-orientale degli Stati Uniti, hanno conosciuto il dolore di vedersi cacciati via con la forza dalle loro terre per poi essere deportati a migliaia di chilometri di distanza in un territorio designato per loro dal governo Federale.
Gli Indiani Americani appartenenti alle nazioni Choctaw, Chickasaw, Seminole, Creek e Cherokee vivevano su milioni di acri di terra ad est del Fiume Mississipi, terra Patria che i loro antenati avevano occupato e coltivato per generazioni. Il numero sempre crescente di coloni bianchi che dal 1790 si erano spinti verso ovest, in quest’area formarono gli stati della Georgia, Tennessee, Alabama, Carolina del Nord e Florida e i loro confini attraversavano le terre delle nazioni indiane. Questo desiderio di espansione verso ovest da parte dei coloni aveva negli Indiani americani un ostacolo, un problema che presto divenne “Il Problema Indiano”. Per loro, gli indiani d'America erano un popolo estraneo e sconosciuto che occupava la terra che desideravano e ritenevano di meritare Alcuni funzionari nei primi anni della repubblica americana, come George Washington e Thomas Jefferson pensavano che il modo migliore per risolvere il "problema indiano" fosse semplicemente quello di "civilizzare" i nativi americani. Jefferson credeva che fossero stanchi dalle loro abitudini "selvagge" e pertanto, incoraggiandoli a convertirsi al cristianesimo, imparando a parlare e leggere l'inglese, adottando pratiche economiche in stile europeo, come ad esempio la proprietà individuale della terra e in alcuni casi, nel Sud, avendo schiavi africani, potevano essere rapidamente integrati nel sistema.Questa campagna di “civilizzazione” ebbe i suoi risultati, almeno in parte, in quanto molti membri delle nazioni Choctaw, Chickasaw, Seminole, Creek e Cherokee abbracciarono queste usanze e divennero note come le "Cinque tribù civilizzate".
Il Presidente Andrew Jackson firmò l’atto di rimozione degli indiani (“Indian Removal Act”) che divenne legge il 28 maggio del 1830. Esso, richiedeva al governo di negoziare i trattati di rimozione in modo equo, volontario e pacifico. Non permetteva al presidente o a nessun altro di costringere le nazioni native a rinunciare alla loro terra. Tuttavia, il presidente Jackson e il suo governo hanno frequentemente ignorato la legge e costretto i nativi americani a liberare le terre su cui avevano vissuto per generazioni. Nell'inverno del 1831 i Choctaw furono la prima nazione ad essere espulsa completamente dalla propria terra. Fecero il viaggio verso il territorio indiano a piedi, alcuni legati con catene e fatti marciare in fila per due, senza cibo, scorte o altro aiuto da parte del governo. Costretti a sopportare inondazioni e temperature sotto lo zero. Circa 4.000 morirono di colera e altre centinaia di malnutrizione, per le intemperie e gli incidenti dovuti alla corruzione e all’incompetenza del governo federale. Arrivati a destinazione, un capo Choctaw disse ad un giornale dell'Alabama, “È stato un cammino di lacrime e di morte".
Nel 1832 fu il turno dei Seminole dalla Florida. Ma questi decisero di resistere! Combatterono le forze armate americane in due guerre. Molti Seminole furono uccisi nei due conflitti e alcuni furono rintracciati da cani segugi e ammassati su navi dirette verso il nuovo territorio assegnato, altri riuscirono ad eludere la cattura e rimasero in Florida.
Nel 1834, anche 15.000 Creek furono sfollati dai loro territori e forzati a marciare verso l’Oklahoma. Circa 3.500 di loro morirono lungo la strada.
Nell’inverno del 1838 fu la volta dei Cherokee che sfollati brutalmente dalle loro case a punta di baionetta ed obbligati a marciare per oltre 1.200 miglia. La pertosse, il tifo, la dissenteria, il colera e la fame sono stati epidemici lungo la strada. Gli storici stimano che più di 5.000 cherokee morirono a causa di quel viaggio.
Nel 1840, decine di migliaia di nativi americani, sono stati espulsi dalle loro terre negli stati del sud-est e costretti a spostarsi attraverso il Mississippi. Il governo federale promise che la loro nuova terra sarebbe rimasta immutata per sempre ma invece, il "paese indiano" si contrasse progressivamente. Nel 1907, l'Oklahoma divenne uno stato e il territorio indiano era scomparso definitivamente.
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