Origine di Dhassy Jattha
Una parola di mia figlia diventa il nome e poi il logo di questo sito. La nostra piccola figlia a 15 mesi pronuncia delle parole incomprensibili: dasi iata, dasi iata, dasi iata. Una mattina, mentre giocava, pronunciava queste paroline a mo' di canzone, come una melodia. Le ripete insistentemente mentre mia moglie ed io la vediamo giocare con gioia. La sera dello stesso giorno siamo noi a ricordarle la piccola sinfonia e lei riprende a cantare: dasi iata, dasi iata, dasi iata. A quel punto, quelle prime paroline di mia figlia mi colpiscono per la loro sonorità, sentendole mi viene in mente una parola indigena che ho sentito in passato e ricordo "yutta hey" ("It is a good day to die") il grido dei Cherokee nelle battaglie che significa "oggi è un bel giorno per morire". Allora mi sono seduto a scrivere e ricordo che iniziai con dasy yutta ma, non era yuta, era yata la parolina di mia figlia. Poi, pensandoci bene non volevo scrivere qualcosa che potesse avere un significato vero nella loro lingua, magari offensivo per i Cherokee e decisi di eliminate la "y" e la "u" in yutta e scrissi Jata perché la "J" in latino aveva lo stesso suono della "Y". Solo per "dasi" ho usato la "y" e venne fuori "Dasy Jata". Siccome la piccola calcava la "s" quando pronunciava la sua canzoncina allora scrissi Dassy Jata. Da lì, per colpa mia…, forse per renderla un poco estravagante, divenne "Dahssy Jattha". Le parole sono importanti!